La foresta del coccodrilli
Quando gioca a pallone sceglie il ruolo di portiere per potersi gettare impunemente fra le gambe di Paola e guardarle le mutandine… Quando si apparta in mezzo al campo di grano insieme a due amichette è per inquadrare il misterioso forellino attraverso il quale le femmine fanno la pipì… Quando si innamora per la prima volta, si scontra con un rivale degno del massimo rispetto: Dio… Quando comincia a crescere si tuffa a capofitto in un mondo i cui parametri cambiano alla velocità del pensiero ma fanno lo stesso in tempo a stampare impronte che si chiamano Beatles, Satanik, Angelica, Woodstock, Linus, Pink Floyd…
Teneri, ironici e maliziosi, i tredici racconti di questo libro, che si ripresentano in una nuova edizione ampiamente rivista, sono una gioiosa carrellata sull’infanzia e l’adolescenza di una generazione, quella nata nella prima metà degli anni Cinquanta, che non si è fatta mancare niente.
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Luigi Bernardi è nato nel 1953, a Ozzano dell'Emilia (BO). Ha creato e diretto case editrici, riviste e collane di libri e di fumetti. Attualmente è scrittore, giornalista, traduttore e consulente editoriale. Ha scritto alcuni libri sui rapporti fra crimine e contemporaneità, fra i quali: A sangue caldo (DeriveApprodi, 2001), Pallottole vaganti (DeriveApprodi 2002), Il male stanco (Zona 2003). Come narratore ha pubblicato un libro per ragazzi, tre raccolte di racconti, il romanzo Tutta quell'acqua (Dario Flaccovio, 2004), la trilogia di storie criminali Atlante freddo (Zona, 2006) e il libro illustrato Gaijin! (Black Velvet, 2006, con i disegni di Onofrio Catacchio). Suoi racconti sono presenti in numerose antologie, fra cui: In fondo al nero (Mondadori, 2003), Duri a morire (Flaccovio, 2003), Lama e trama 1, 2, 3 e 4 (Zona, 2004/2007), Le ombre della città (Mondadori, 2005), Caffè Killer (Morganti, 2006). Per il teatro ha scritto: Colpevole (Palermo, 2003), La conta (Bologna, 2005), Gaijin! (Palermo 2006) e I tempi stanno per cambiare (Palermo 2007), quest'ultimo in collaborazione con Rosario Palazzolo. Per il fumetto ha sceneggiato Habemus Fantômas (disegni di Onofrio Catacchio, edizioni BD, 2006). Vive e lavora a Bologna, città di cui ha raccontato storie e memoria in: Macchie di rosso (Zona, 2002). Il suo sito internet è: www.luigibernardi.com
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RecensioniSe non fosse per ragioni anagrafiche, c´è da scommettere che Luigi Bernardi avrebbe partecipato alla pionieristica stagione dei giornali, mezzo scandalistici e mezzo erotici, sulle cui colonne – tra tette generose e culi d´antologia – erano soliti spendersi i più raffinati conoscitori dell´italica popular culture. Non a caso i racconti che compongono «La foresta dei coccodrilli» sono apparsi per la prima volta su «Blue», il mensile che – nel 1991 – Francesco Coniglio ideò come prodotto dedicato all´immaginario erotico. Da quelle parti, il fumetto incrociava le rubriche a tema, il "salotto" della posta e i reprint, o gli adattamenti, della letteratura d´argomento. Il tutto a metà strada tra bondage, vizi capitali e kamasutra d´autore. Ci sono un paio di cose che sono sulla bocca di tutti ma che stanno bene sulla penna di pochi. Una è il calcio. L´altra il sesso. Lo diciamo nonostante il crescente successo del genere firmato dalla vogliosa minorenne di turno o dalla pornoromantica d´occasione.
Giocando il tema di una sessualità acerba e in formazione, il libro restituisce l´affresco della generazione nata nei primi anni Cinquanta. «Racconti di smanie minorenni» recita il sottotitolo che rende bene il senso della deriva in un eros prima gonzo e, poi, sempre più salace. Ai luoghi comuni bisogna voler bene, perché – quando sono usati con competenza – sembrano primizie. Nelle pagine in questione, i clichés della sensualità ci sono tutti: dalla mitica soggettiva attraverso il buco della serratura alle curve dell´immancabile cugina, fino alla cotta impossibile. E galeotto fu quel volantino che sedusse un angelo del ciclostile di nome Cristina. Benché le storie affiorino dall´intimo della memoria, si commetterebbe un errore a liquidarle come esempio di un autobiografismo malizioso e parodistico. Oltre l´orlo della gonna della Paola, al di là degli arbusti di quel campo chiamato la "foresta dei coccodrilli", si scorge la Storia che arriva portandosi appresso i trip lisergici dei Pink Floyd e il casino nelle scuole. Bernardi ha scelto di raccontare l´Emilia dei preti e dei comunisti, del pallone e delle colonie estive, dei fumetti e dei cow-boy. Soprattutto: l´Emilia – dura – che dalla campagna va in città e alle spalle preferisce non lasciarsi niente. Non stupitevi se il curatore dell´edizione italiana di Léo Malet, il traduttore di Jean-Patrick Manchette, l´instancabile chroniqueur del crimine, ha deciso di praticare, un tempo, e riproporre, oggi, questo tipo di scrittura. Sesso e delitto sono gemelli. Del resto, sempre di una qualche pulsione o di una certa smania si finisce per parlare. E – cosa ben più importante – si dovrebbe sudare in entrambe i casi.
In tempi di pedofilia reclamizzata, il rimembrare – scafato e mordace – di Bernardi costituisce il migliore degli antidoti: quello a base d´una risata ammiccante, dubbiosa e irriverente.
Tommaso De Lorenzis, La Repubblica, 30/6/2007
Un mosaico di racconti di un tempo storicamente vicino, ma culturalmente remoto. Eppure, per certi aspetti, eterno e sempre attuale. L’ultimo libro di Luigi Bernardi non affronta crimini, non si tinge di giallo, anzi. La foresta dei coccodrilli e altri racconti di smanie minorenni (Perdisa editore), infatti, racconta ricordi dal dopoguerra agli anni Settanta: l’infanzia dalla campagna contadina all’inurbamento, l’adolescenza nella periferia, la giovinezza fino all’età adulta tra scuola e cellule del partito, verso il centro città. A Bologna, con fughe sulla costa romagnola. Racconti brevi, intervallati da altrettanto brevi momenti introduttivi, di raccordo e riflessione, del medesimo personaggio: la stessa voce, ma più attempata, che rivede e ricompone le proprie esperienze giovanili, tra la malinconia, l’indulgenza e un pizzico d’invidia.
Se, da un lato, il momento storico narrato, i suoi costumi, i suoi divertimenti, i suoi oggetti di culto, i suoi miti, oggi sembrano preistorici, dall’altro il filo rosso che lega i racconti è sempreverde: la maturazione di un ragazzino, timido e impacciato, con un grande amore per i fumetti, poi i libri, quindi la musica e infine la politica. Ma soprattutto per l’altro sesso.
È una storia di scoperta dei corpi, il proprio e l’altrui. La scoperta del piacere, e la sofferenza delle frustrazioni che il cammino verso il piacere comporta. Nomi e visi che non sono andati perduti; sguardi, amoreggiamenti sognati, immaginati o vissuti; desideri frustrati o che forse è stato bello lasciare tali. Forse. Resta sempre quell’amaro in bocca del “chissà, se io…”. Il rimpianto di tutte le belle passanti che non siamo riusciti a trattenere, come cantava Fabrizio De Andrè.
Qualche rimpianto, però; niente tristezza. Tredici episodi fondanti che, come tasselli, compongono il mosaico dell’educazione sentimentale, la crescita, del giovane protagonista. E il disegno che ne risulta è un «tragitto», come lo descrive l’attempata voce negli interstizi, «un viaggio nei corpi che si sono fissati nella mia esperienza di bambino e di adolescente, un itinerario attraverso contatti che mi hanno insegnato – e spesso costretto – a crescere». Un viaggio anche divertente.
Alberto Sebastiani, La Gazzetta di Parma, 23/9/2007