Recensioni
Guarda e ascolta la recensione di Elisabetta Bucciarelli su Booksweb

Una Babele letteraria per Perdisa
Babele Suite (Perdisa editore) è un titolo ben scelto per la collana di narrativa curata dallo scrittore Luigi Bernardi: esso evoca la biblica città della Mesopotamia, emblema della multiforme varietà delle lingue e dei mille viaggi terreni che gli uomini hanno intrapreso dopo la fallita impresa della costruzione di una torre alta fino al cielo.
Se è vero che ogni lettura è un viaggio, ogni racconto della collana fa percorrere al lettore strade diverse alla ricerca dei paesaggi inquietanti ed affascinanti dell´umanità contemporanea. Si prendano ad esempio gli ultimi due racconti pubblicati. Biondo 901 di Alessandro Zannoni è una sorta di «sonata» noir nella quale il tema del destino, che domina imprevedibile la nostra vita e che scompagina i nostri progetti, è modulato in quattro «variazioni» attraverso le voci narranti di Giordano il parrucchiere, Letvania la bella kazaka e vero epicentro drammatico della storia, l´ambiguo guardaspalle del boss, il muratore amico di Giordano e puttaniere incallito.
È un racconto abilmente costruito sulla pluralità delle voci e degli stili espressivi che variamente interpretano la stessa vicenda. Ciascun personaggio propone col suo modo di narrare, con le sue sgrammaticature, coi suoi tic il proprio punto di vista sull´amore, sul potere, sulla violenza, sul sesso, su tutto ciò che costituisce l´esile trama delle vicende umane dominate dal destino ed insidiate dal caos.
Santanta di Danilo Arona dà forma, attraverso l´indagine e il resoconto sobrio e preciso di un giornalista spagnolo, ad un avvincente racconto fantastico. Santanta è il nome indiano del «Santa Ana», il vento violento e secco che nasce nel deserto, percorre le valli della California e si abbatte su Los Angeles fra settembre e febbraio. La sua forza è alimentata dallo scontro fra l´aria calda e fortemente compressa dell´interno e quella più fredda della costa.
Ma c´è qualcosa che trascende la spiegazione meteorologica: qualcosa di più inquietante sembra alimentarlo e spingerlo; qualcosa che allude alla profanazione della sacralità del territorio indiano un tempo presidiato dalle sue divinità e dai sui riti ed ora destinato a cloaca, a Wasteland dei rifiuti prodotti dalla modernità. «Il sonno della ragione genera mostri».
E i mostri, come in un «Capriccio» del pittore spagnolo Goya, sono rappresentati dalla forza del vento che si abbatte improvviso e crudele sulla costa, sono evocati dalle forme diafane di antichi morti che baluginano e guizzano al suo interno.
Alessandro Castellari, La Repubblica Bologna, 1 aprile 2008
Ci siamo occupati, la settimana scorsa, del Caravaggio inteso come pittore e questo ci porta inesorabilmente a recensire l'ultima opera di Alessandro Zannoni, un intraprendente giovanotto sarzanese (o forse, ormai, sarà un ex giovanotto), molto attivo nelle iniziative culturali di quella terra complicata stretta tra Liguria e Toscana, che si è distinto per aver pubblicato un certo numero di gialli sotto lo pseudonimo, appunto, di Michelangelo Merisi. I motivi della scelta restano poco chiari, ma in fondo non interessano più che tanto: il fatto è che quei romanzi, pur appartenendo alla categoria delle opere autoprodotte, erano assolutamente degni di nota, tanto da conquistarsi, nonostante l'artigianalità dei mezzi, una vasta diffusione a livello locale allargato. Del primo, Alla luce dei fatti, del 2002, mi è capitato di riferire, con lode, anche in questa rubrica. Oggi, l'incontro, inevitabile, con Luigi Bernardi, libera l'autore dallo pseudonimo e lo sottrae alla necessità di stamparsi, rilegarsi e distribuirsi personalmente i propri lavori.
Biondo 901, che appare nella collana tascabile dell'editore Perdisa di Bologna, rappresenta un modo particolarmente raffinato di raccontare una storia violenta. La storia di Letvania, bellissima russa (o, più precisamente, kazaka), che viene in Italia non per fare la prostituta, come pensano tutti, ma per sposare il boss di una potente mafia versiliese in contatto con una omologa organizzazione dell'ex Unione Sovietica. Un matrimonio politico, dunque, non d'amore, e con un uomo particolarmente disgustoso, tanto è vero che lei si innamora subito del bel parrucchiere di Sarzana cui affida gli splendidi capelli di un autentico biondo 901 naturale. Viene ricambiata, manco a dirlo, ma le cose si complicano, non soltanto perché mettere le corna ai capimafia è sempre un'impresa, come dire, un po' azzardata, ma perché ci sono altri soggetti interessati alla posizione diplomatica e alla disponibilità erotica della poveretta e tutto, naturalmente, finirà in un disastro.
Non fraintendetemi. Non si tratta della variante nera di un Harmony o qualcosa del genere. È un'autentica storia di violenza suburbana, ben ambientata in un milieu poco frequentato dai nostri giallisti e affidata a personaggi credibili e ben definiti. La vicenda è raccontata, in quattro prime persone parallele, dai due protagonisti e da due comprimari importanti, ciascuno dal suo punto di vista, con la sua voce e le sue ipotesi su quel che sta succedendo. L'effetto complessivo suona un po' alla Rashômon, o, meglio, visto che le quattro versioni non si contraddicono, ma ciascuna completa l'altra, ricorda la tecnica del Quartetto di Alessandria di Lawrence Durrell, che non è, lo ammetterete, un riferimento da poco.
L'operazione, indubbiamente, è un po' letteraria, di un genere, cioè, per cui di solito non stravedo, ma per una volta ci si può passar sopra, vista la capacità dell'autore di mantenere comunque la tensione narrativa, senza indulgere ai futili autocompiacimenti di chi, di solito, fa queste cose. Insomma, la capriola è un po' spericolata, ma il buon Alessandro riesce a salvare l'osso del collo e ne siamo tutti contenti. Sempre così.
Carlo Oliva, Radiopopolare, 19 maggio 2008
Zannoni è uno scrittore anomalo, che ha prodotto e venduto da sé i suoi primi quattro libri, con risultati da fare invidia a un editore! Audace, ma anche bravo e originale, come dimostra questo suo primo romanzo proposto in libreria. È la storia di Letvania, una giovane e bellissima kazaka. Suo fratello Dimitri importa a Viareggio ragazze russe da far prostituire e l’ha fidanzata a un losco compare italiano, ma l’imprevisto nasce quando Letvania si innamora di un parrucchiere, Giordano… La storia è una sola, ma viene narrata da quattro punti di vista diversi: da Giordano, da Letvania (con una resa riuscitissima, divertente e commovente insieme, del suo linguaggio misto slavo-italiano) e da altri due personaggi. Il risultato è affascinante. Il lettore viene avvinto e ingannato da prospettive parziali, che solo alla fine si compongono in una visione totale e rivelatrice della vicenda. Un piccolo, geniale labirinto pieno di dettagli preziosi e di verità profonde e sussurrate.
Raul Montanari, Psichologies, giugno 2008
Innamorarsi della persona sbagliata costa caro
Un parrucchiere, una bellissima ragazza russa, un mafioso e un puttaniere si ritrovano a condividere un destino simile. Sono gli attori di una storia tragica, raccontata con stile snello da Alessandro Zannoni - autore del sottobosco italiano, sotto lo pseudonimo Michelangelo Merisi - in Biondo 901, novella pop in salsa thriller uscita per i tipi di Perdisa.
Come i fratelli della collana Babele Suite, dedicata ai romanzi brevi, il racconto di Zannoni parte sgommando. Procede rapido, cattura il lettore, gli fa incontrare i personaggi, cui dedica un capitolo ciascuno. Non sbanda mai, a volta scala qualche marcia e si prende tempo per offrire scorci inattesi, riflessioni, psicologie, momenti di preparazione prima del colpo violento. Poco prima del finale mette in piazza una frustata drammatica che apre all’epilogo, raccontato in terza persona, dal tono ancora più romantico.
Biondo 901 prende in esame il lato oscuro del Tirreno vacanziero, delle case da gioco, dei sodalizi italo-russi a base di euro e prostitute. Sono le nuove mafie che avanzano, spietate, cui nulla sembra potersi opporre come ostacolo. Figurarsi un modesto parrucchiere di provincia incapace, per una sola sfigatissima volta, di attenersi alle ferree regole che si è autoimposto per anni.
Quello che colpisce è la «voce» di Zannoni. Così definisce Luigi Bernardi, direttore editoriale della collana, lo stile con il quale vuole contraddistinguere le sue pubblicazioni. Le pagine non sono tante ma vengono bruciate a un ritmo infernale, salvo poi rallentare bruscamente e costringere chi legge a una pausa di necessaria riflessione.
La forma azzarda commistioni di dialetti, di ibridazioni culturali, di storpiature. Dal secondo capitolo in poi l’onda della narrazione, come la marea, travolge e si ritira a flusso continuo, avvolge il lettore, cullandolo, e inesorabile, senza che questi se ne accorga, lo porta a largo insieme ai malcapitati protagonisti.
Matteo Di Giulio, Il re-censore
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