Recensioni
Amelia e Marina. Due facce mascherate dalla rete. Nickname, messaggi d’approccio, scambi, verità e menzogne. Fino alla resa dei conti.
Conoscersi di persona. Perché, alla fine, anche se l’internet è una barriera, viene sempre il momento in cui si deve guardare in faccia la verità. Così scatta un appuntamento. E le conseguenze saranno spaventose.
Vi sembra una trama già letta, un’ossessione giovanile condivisa e raccontata tante volte?
Be’, signori, non avete capito un accidente.
Scrivo e lavoro nel mondo editoriale da quasi vent’anni e ho la pretesa di capirne qualcosa. Di scrittori e di storie. Ho conosciuto Barbara Baraldi al Sud, un locale milanese dove si presentano giovani autori di talento. Abbiamo familiarizzato. Ho letto i suoi racconti e ho volutola sua collaborazione per gli Occhi dell’Hydra e altre iniziative Criptex Noir che sto curando. Ho confrontato la mia opinione con altri professionisti. Tutti la pensano come me. Il fatto che Luigi Bernardi, che quasi tenne a battesimo me ai tempi dei miei esordi e che è uno che la sa lunghissima, l’abbia pubblicata nella sua collana significa qualcosa.
Significherà di più per voi che leggete quando vi sarete immersi in questa favola nera, nerissima che da uno spunto semplice sa sviluppare una trama originale fatta di sorprese, di tensione, di un calibrato alternarsi dei punti di vista che, assieme a una grande padronanza del linguaggio, sono la prova più evidente che ci troviamo di fronte a una narratrice di razza.
Barbara - che di persona, almeno così la vedo io, è solare, allegra con tocchi di buffa malizia, rivelatori di un carattere buono e dolcissimo - riesce a far ciò che molti scrittori alle prime battute non capiscono. Tira fuori angosce, ansie, dilemmi personali, sicuramente in parte vissuti, ma non buttati lì senza essere elaborati. Le pagine iniziali del viaggio di una delle sue protagoniste (quella che secondo me più si avvicina a lei) hanno una forza narrativa capace di farci presagire tutto il nero che verrà spruzzandolo di una malinconia esistenziale che evoca ricordi infantili, fragilità e voglia di rivalsa. Ma Barbara non è qui a raccontarci la storia della sua vita. Elabora, trasforma, soprattutto racconta una vicenda interessante, avvincente. Più le pagine avanzano più il lettore sente l’angoscia. Quella serie di archi nella nebbia a Ferrara, l’immagine dei topi con il viso da bambino…elementi di tenebra che preparano e accompagnano un gioco perverso. C’è un meccanismo, un ben calibrato orologio dove ogni rotella gira nel modo giusto e alla fine tutto diventa assolutamente terrificante.
Conosce bene il genere, Barbara, lo si vede perché non ne abusa. Suggerisce al lettore rimandi ma non li sottolinea. Chi li coglie (a me sono lampeggiate in mente persino immagini di La dama rossa uccide sette volte, Una lucertola con la pelle di donna di Fulci e qualche spezzone di Masters of Horrors) sarà soddisfatto, chi non ci riesce leggerà una storia originale perché è il modo in cui i vari ingredienti sono cucinati che conta.
Piccola strega, Barbara, prepara la sua pozione centellinando polvere di sogni e veleno con abilità. Ti cattura, ti sorprende e mai gratuitamente.
Lasciatevi sedurre da questa favola, sentite la voce dell’autrice che varia, si modula sui vari personaggi, sugli ambienti perfino, vi attanaglia, vi seduce sinché non potete smettere di seguirla in un viaggio pericoloso. Perché,come ogni grande thriller anche la Collezionista di sogni infranti è un viaggio…
Scoprire qual è l’ultima fermata se ne avete il coraggio…
Stefano Di Marino
Amelia, giovane triestina, prende un treno per incontrare una ragazza conosciuta in chat. Marina, la donna dall'altra parte dello schermo, ha una personalità borderline - solo che Amelia non lo sa... In una casa persa nel nulla della pianura padana, l'incontro tra le due donne si rivelerà gravido di conseguenze.
Romanzo breve o racconto lungo che dir si voglia (il vincolo della collana prevede 120mila battute), La collezionista di sogni infranti è una fiaba per adulti. Agli adulti si addicono infatti gli abbondanti elementi presi in prestito dall'immaginario horror letterario e cinematografico. Ma è una fiaba per la struttura narrativa e per il "lieto fine" (per quanto macabro e inaspettato, pur sempre nello stile del "e vissero felici e contenti").
La scrittura di Barbara Baraldi è raffinata e perversa, e conoscendola viene da chiedersi come una giovane donna così timida e solare, che nella vita fa la fotografa, possa avere fantasie così "oscure". Furto di identità, autolesionismo, paure (dell'altro, del diverso), relazioni malate che si intrecciano e si accavallano: tutto contribuisce a creare una spirale di inganni ansiogena, una continua tensione nella narrazione.
Date le precedenti e variegate esperienze di Barbara (La ragazza dalle ali di serpente, la vittoria al premio Gran Giallo Città di Cattolica con il racconto Una storia da rubare), La collezionista di sogni infranti non poteva che essere un libro fuori dalla definizione di genere. Volutamente fuori, visto che è stato pubblicato nella nuova collana diretta da Luigi Bernardi, Babele Suite, che si propone come evoluzione e superamento dei confini dei generi a favore della commistione. Che sia questo il futuro del noir?
Alessandra Buccheri, Angolo Nero
Non voglio mica la Luna.
E invece si, la vogliamo, anzi la reclamiamo tutti come la folla nelle piazze acclama l'esecuzione dell'ultimo eretico.
Dilemma:
L'eretica è Lei, giustiziarla o incensarla?
Tutto ciò ha del macabro e Noi, che del macabro ne facciamo uno stile di vita, un modo di essere,un monito generazionale, intendiamo incoronare (senza spine) una Scrittrice de-genere.
Si,degenere e non di genere come spesso sentiamo dire a tutti quei critici stantii imbalsamati sulle loro sedia come la mummia dietro al muro di Profondo Rosso.
L'ho detto altrove e lo ripeto,dopo aver letto La collezionista di sogni infranti ho avuto un tremore.
Anzi, più che un tremore una stretta lancinante allo stomaco.
Una mano senza guanti di velluto, ma au contraire callosa e ruvida che ti serra il fiato in gola e ti sputa fuori da una favola nera in un mondo ancor più nero (che più nero non si può direbbe la metà oscura di mastro lindo).
Spesso,quando ciò che ti lascia in bocca un romanzo, ha un retrogusto amaro, si usa dire "è un pugno allo stomaco".
No!
Qui non si ricevono pugni allo stomaco ma autentiche ginocchiate nei testicoli.
Risultato, la morale filosofica del maschio ne esce a pezzi fisicamente e moralmente.
Luna bilancia il suo "teatro della crudeltà" mascherandosi da novella Alice in un mondo che di meraviglie non ne riserva più a nessuno.
L'estetica che accompagna la narrazione porta alla luce antichi fasti appartenenti al nostro cinema di tanti anni fa; quello che faceva del connubio "sex&violence" il suo marchio di fabbrica e che oggi è osannato oltreoceano e oltremanica.
La nostra speranza è che il pubblico Italiano sappia scoprire ed apprezzare un autrice di raro talento.
Ma questo è un altro paio di maniche…
Dario Geraci, Sette righe in nero
Dove tutte le bugie vengono a galla
Il glam, in narrativa, fa tendenza. Ma non è detto che produca letteratura, anzi. Più spesso produce valanghe di titoli shocking e tutt'altro che ambigui (dalle varie melisse p e altre adolescenti alle pornoromantiche, e così via), nonché coloratissime copertine colme di pruderie. Per questo ci teniamo a segnalare un'autrice e un lavoro che pur partendo da un'estetica molto contemporanea, molto calata negli stilemi della culture alternative, raggiunge una profondità di significante di grande rilievo.
Barbara Baraldi è già un'icona nei suoi ambienti progressive, cresciuta in quell'Emilia Paranoica che descrive, oltre che nei suoi testi, anche nella sua attività di fotografa, dove le sue modelle tatuate e tormentate creano un disagio mai vuoto. Lei stessa, così dark, così pallida, dagli immensi occhi chiari accentuati dal trucco nero, potrebbe creare, nel meno alternativo dei recensori, una qualche reticenza a parlare di lei. E invece è una persona lieve, attenta e calda, la perfetta immagine anti-speculare del suo lavoro.
Questo suo ultimo romanzo, così crudo e raggelante, ci introduce infatti al mondo discutibile della realtà-blog che diventa realtà-realtà. La semplice idea di fondo, due ragazze che si sono conosciute sul blog decidono di incontrarsi, è in realtà il veicolo scorrevole per tuffarci nell'inquietudine più nera della gioventù contemporanea, che cerca di nascondere il proprio vuoto e la propria infelicità sotto i patinati riferimenti della "libertà a tutti i costi" che Internet sembra rappresentare. E invece.
Invece si scopre che su Internet si può mentire, si scopre che la propria infelicità scorre su un piano di realtà estremamente pratico, quotidiano, non sugli intangibili e privi di attrito percorsi della rete...
Raccontare gli sviluppi della trama sarebbe ingiusto, perché gli avvenimenti piccoli e grandi che la compongono emanano un disagio e una sensazione continua di progressione verso il climax che ricordano certe pagine di Patricia Highsmith, e dunque il delitto vero sarebbe raccontarli. Sta di fatto che Barbara raggiunge questo effetto con uno stile spezzettato ma perfetto, scoppia da sezione a sezione con un'irresistibile attrattiva, che rende il tutto molto cinema. Che non è certo un'offesa, per carità, ci sono eccellenti scrittori che utilizzano questo schema (il primo Vollmann, tanto per citarne uno), e che rappresenta, se dosato con sapienza, il vero stile della contemporaneità. Barbara lo padroneggia alla perfezione, e proprio per questo ha attirato l'attenzione dei cosiddetti grandi editori: che presto la pubblicheranno. Teniamola a cuore sin d'ora, dunque: un raro esempio di modernità che non ha paura del profondo.
Franco Foschi, Tratti n.78/ Estate 2008
Leggi la recensione su M - La rivista del mistero
Leggi qui l'intervista a Il binario giallo.
Leggi l'intervista su La Gazzetta (Modena)
Leggi l'intervista su L'Informazione
Guarda qui l'intervista video a Arcoiris Tv
Guarda qui il "videoconsiglio" di Stefano Di Marino
Leggi riguardo al premio ricevuto dall'autrice al prestigioso concorso Ormegialle
Tag: narrativa italiana, Barbara Baraldi, La collezionista di sogni infranti